20 cliché horror di vita quotidiana

Salve a tutti!

Come sapete ci stiamo avvicinando al giorno di Halloween e quest’anno ho deciso di rivisitare un mio vecchio articolo (che troverete qui :https://ordinariafollia.wordpress.com/2017/10/20/20-cliche-dei-film-horror/ ).

È nato tutto da un commento del mio amico di blog @ilnoire che ha stuzzicato la mia immaginazione.

Ho deciso così di compilare la mia personale lista dei cliché “orrendi” che capitano nella mia quotidianità, perché a volte la realtà fa più paura dei film!

Godetevi la mia lista di cliché horror di vita quotidiana!

  • Dobbiamo parlare.
  • Spiacente, transazione non eseguita: credito insufficiente.
  • Ha chiamato mia madre, resterà da noi qualche giorno!
  • Salve, sono la postina, c’è una raccomandata da firmare.
  • Ciao bella, ti sei fatta male quando sei caduta… Dal paradiso? (ndr: l’ammiccamento che ne segue è devastante)
  • Cercasi personale giovane con esperienza da assumere
  • Ti va bene se ti pago in voucher?
  • Mi sono dimenticato il portafogli, offri te?
  • Hai chiuso la portiera della macchina?
  • Ho comprato la panna, così facciamo la carbonara! (ndr: no, seriamente ragazzi, la panna non si mette!!!!)
  • Ma ti sei accorta che nel quadro di accensione della macchina si è accesa una spia?
  • Hai il ciclo?
  • Signorina tocca a lei. Ha studiato per l’esame?
  • Guarda che hai sbagliato chat
  • Sapevi che Natale quest’anno viene di Sabato?
  • Signorina, sembra che il suo biglietto non sia valido.
  • Ma guarda quanto sei cresciuta! E quando finisci l’università?
  • Ma il lavoro l’hai trovato?
  • Ma quando ti sposi?
  • Ma quando farai dei figli?

E voi avete una vostra lista di cliché quotidiani orrendi? Che cosa aggiungereste alla mia?

Se volete veri spunti horror non dimenticatevi di seguire la pagina di @ilnoire che trovate qui: https://ilnoire.wordpress.com/ . Sono certa che non vi deluderà!

Un abbraccio e buon Halloween a tutti voi!

The Hidden Girl

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Lavorare, sognare, sperare.

Sono tornata!

Più o meno, diciamo.

Scrivere mi ha sempre fatto bene al cuore, dai tempi dei tempi.

Ho iniziato con riscrivere a modo mio le favole che i miei genitori mi leggevano. Ho ancora il mio primo libro, scritto all’asilo, spronata dalla mia maestra. Parlava di un cane che si chiamava Fru Fru e che per attraversare il portone che lo separava dalla gioia di ritrovare il proprio padrone avrebbe dovuto mangiare tantissime patatine fritte, fino alla nausea. Evidentemente erano ancora i tempi in cui non avevo chiaro il concetto di sacrificio.

Ho continuato a scrivere la storia di quel che mi accadeva nel mio prezioso diario. Quando nel diario sono finite le pagine ho pensato che tutti i fogli del mondo non sarebbero bastati a dare voce ai miei pensieri.

Allora ho cominciato ad inventare, a trasportarmi in altri mondi. Ho viaggiato tanto con la mente. Un po’ meno con il trolley, ma vorrei disperatamente rimediare.

Adesso ho perso la voglia perfino di alzarmi dal divano quando alle 14:40 di ogni giorno suona la sveglia che mi ricorda la fine della pausa pranzo e mi implora di tornare a lavoro.

Ho cominciato il praticantato un anno fa, il 1° ottobre per la precisione. Ogni nuovo giorno ne lascia indietro un altro che si somma a tutto quello che ho cercato di imparare. Il tempo sembra essersi dilatato e ristretto in uno strano gioco di tormento infinito. A volte torno a casa la sera e penso che non ce la farò mai ad abilitarmi. Altre volte mi convinco che sono arrivata fin qui e non esiste un motivo tanto valido per rinunciare proprio ora.

Forse un giorno diventerò Consulente del Lavoro, ma fino ad allora mi limito a compilare le buste paga di chi guadagna davvero e a sognare di star bene.

In fondo è quello che tutti a modo nostro facciamo, no? Lavorare, sognare, sperare.

E voi che cosa mi raccontate dopo tutto questo tempo? Avete dei sogni? Li avete realizzati o ci state provando?

Un abbraccio più forte che mai dalla vostra Hidden Girl

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Il mio inesorabile peggioramento

Tra i miei numerosi difetti ne ho uno che sta indigesto anche a me. Ogni volta che qualcuno fa una figuraccia, oppure dice qualcosa di troppo, di scomodo, di imbarazzante, di poco ragionato, ogni santa volta che qualcuno commette una gaffe nei miei confronti mi sento in dovere di non aumentare l’imbarazzo, di pensare “non se ne sarà reso/a conto”, di cambiare discorso per evitare di creare in loro disagio. Ogni volta mi sento in dovere di giustificare i gesti, le parole. La verità è che non tutti agiscono bonariamente. Forse è questo diventare peggiori, iniziare a credere che le persone dicano o facciano cose con il preciso intento di ferire. Non vederne più il buono, non riuscire più a fidarsi. Sono diventata una persona peggiore, però non in molti si affrettano a darmi torto, a farmi cambiare pensiero.

Allora le domande tornano. C’è del buono nelle persone? Esistono ancora i bei gesti? C’è ancora speranza nell’umanità?

Per quanto mi riguarda ho smesso di rispondere e mi godo il mio lento ed inesorabile peggioramento.

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Cheesecake ai frutti di bosco

In questa lunga quarantena ho deciso di alleviare le mie pene con i dolci, e quella che vi propongo oggi è una golosa cheesecake ai frutti di bosco.
L’elemento essenziale di cui avrete bisogno è il tempo. Infatti richiede diverse ore, tra frigo e freezer, per freddarsi ed essere gustata al meglio. Senza indugio né preamboli vi scrivo subito la ricetta!

Per la base:
200 gr Biscotti Digestive
100 gr Burro fuso

Per l’impasto:
300 gr Frutti di bosco (freschi o congelati)
200 gr Zucchero (150 gr impasto e 50 gr per i frutti di bosco)
250 ml Panna fresca
175 gr Formaggio spalmabile
250 gr Mascarpone
18 gr Colla di pesce
Un bicchierino di limoncello

Tortiera: con cerniera e di circa 22-24 cm

Preparazione: tritiamo i biscotti fino a renderli quasi una polvere e mescoliamo con il burro che dobbiamo aver fuso precedentemente. Schiacciamo bene il tutto sul fondo della tortiera per creare la nostra base e mettiamo in frigo per circa 30 min.
Mettiamo una pentola sul fuoco e versiamo i frutti di bosco girandoli con 50 gr di zucchero per caramellarli (basteranno pochi minuti). Prendiamo poi la colla di pesce e la lasciamo ammorbidire in un piatto con dell’acqua fredda. Una volta ammorbidita la strizziamo bene e la mettiamo in un pentolino sul fuoco con un bicchierino di limoncello fino a scioglierla. Frulliamo il mascarpone insieme al formaggio spalmabile e a 150 gr di zucchero. Montiamo poi la panna e la aggiungiamo a quest’ultimo composto (mascarpone e spalmabile). Uniamo i frutti di bosco precedentemente caramellati, lasciandone una parte per la guarnizione esterna. Frulliamo tutto e aggiungiamo infine la colla di pesce precedentemente sciolta.
Riprendiamo ora dal frigo la nostra tortiera e versiamo sulla base ormai solida il composto che abbiamo ottenuto. La mettiamo nel freezer e la lasciamo lì per almeno 4 ore . A questo punto la nostra cheesecake sarà solidificata bene e potremo andare a guarnirla con i restanti frutti di bosco caramellati. Lasciamo nel frigo ancora un po’ e la serviamo fredda.

Vi giuro che è da leccarsi i baffi, anche se non ho fatto in tempo a fare foto decenti prima di mangiarla perché eravamo davvero trepidanti e non sono riuscita a fermare l’ingordigia nei miei familiari in tempo!
In ogni caso questo è il risultato finale!

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Provatela anche voi e fatemi sapere cosa ne pensate, aspetto con desiderio di scoprire se è piaciuta anche a voi tanto quanto è piaciuta a me!

Un caloroso abbraccio

The Hidden Girl

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Il blog al tempo della quarantena

Salve a tutti, amici. È davvero un’eternità che non scrivo sul mio blog!

I mesi sono passati, anche se a me sembra giusto ieri che vi aggiornavo sull’andamento degli esami, e così anche questa avventura è ufficialmente terminata, posso gridarlo con gioia!

Il 4 febbraio scorso mi sono finalmente laureata, giusto in tempo per l’ultima sessione pre-pandemia! È stata una bellissima emozione, riesco ad assaporare ancora oggi i momenti di ansia che hanno preceduto il colloquio fino a quelli di totale libertà e leggerezza che hanno invaso la mia mente appena mi hanno proclamato dottoressa. È finita! È finalmente finita!!!

Avere vicino parenti e amici che hanno festeggiato e gioito con me è stata forse la cosa più importante di tutte, che alla fine mi ha fatto apprezzare pienamente la giornata.

Una settimana dopo l’evento mi trovavo su un aereo diretta a Lisbona, una città che ho girato in lungo e in largo per quasi una settimana e che ho amato profondamente nonostante la malinconia della sua musica folkloristica e il cielo grigio quasi ogni giorno. In quella stessa settimana abbiamo festeggiato la mia laurea, il compleanno del mio ragazzo, San Valentino e il nostro anniversario: insomma, ogni giorno avevamo qualcosa per cui brindare, per cui arrivare sobri la sera era un compito arduo!

Il tempo di tornare che mi sono catapultata in breve nella situazione di attuale sconforto che ci vede protagonisti ogni giorno, ovvero la pandemia e la relativa quarantena. Voi come sopravvivete a questa condizione fatta di restrizioni e limiti, dove i baci e gli abbracci non sono consentiti e la distanza è d’obbligo? Non pensavo di riuscire a sopportarlo, ma sono passati 2 mesi ormai e sembra che una timida riapertura sia alle porte, anche se non sono sicura sia un bene. Torneremo alla fase 1 se non ci comporteremo con responsabilità e rischiamo di perdere di nuovo tutto quello che abbiamo sacrificato durante il lockdown. Il lavoro deve ripartire e dobbiamo mangiare, eppure questo senso di inadeguatezza e disagio non passa. Sarà che mi sono abituata ormai alla chiusura, a lasciare il mondo fuori in attesa che questo virus maledetto ci lasci in pace.

Fatemi sapere cosa pensate di questa situazione per poterne discutere insieme, perché nell’unità c’è la forza!

Un saluto a distanza

The Hidden Girl

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E che ultimo esame sia!

Sono (quasi) arrivata alla fine del percorso che ha riempito la mia vita per oltre 8 lunghi anni. La laurea è vicina e io sono felice, come potrei non esserlo? Ho sofferto, pianto, mi sono disperata, ma da qualche giorno controllo il mio libretto universitario ogni 20 minuti, per verificare che io abbia sostenuto davvero l’ultimo esame della mia carriera universitaria, e non sia stato solo un sogno! Ancora non ci credo!

Siamo a settembre e il mio tirocinio va a gonfie vele. Non ho fatto ferie, sono stata una settimana al mare con il libro di diritto penale sotto il naso per tutto il tempo. Mi aspetta una operazione ai denti del giudizio che sono messi in una posizione terribile e che richiederà una convalescenza di una settimana. Sono comunque fiduciosa che il mio impegno sarà ripagato, la mia vita da 3 mesi consiste in una routine rigidissima: tirocinio, studiare, mangiare, dormire. Il giorno in cui devo sostenere l’ultimo esame arriva, ho studiato, magari non come avrei voluto ma non è facile quando si sta 8 ore al giorno fuori casa d’estate con il caldo e la stanchezza. Mi faccio coraggio, mi siedo. Inizio a parlare, non vedo il coinvolgimento da parte del professore che solitamente percepisco quando vado ad un esame. Svogliato incrocia le braccia e capisco che qualcosa non va. Mi chiede perché non ho il codice, rispondo che l’ho dimenticato a posto, “Lo vada a prendere”. Mi alzo in mezzo all’esame, tutti mi guardano, mi chiedono cosa sia successo, “Sei bocciata?”. Non ancora, penso. Prendo il codice e torno alla scrivania. Mi chiede un articolo, lo leggo, lo spiego. “Lei parla una lingua molto strana, mi toccherà tradurre quello che sta cercando di dirmi, che peraltro è sbagliato”. Mi blocco. Mi sta prendendo in giro, sta giocando con me come il gatto fa col topo, quando si sarà annoiato mi butterà. Eppure ho fatto del mio meglio. Fa niente. Questo professore ha la fama di essere un po’ stronzo, non me la prendo. Gioca con il mio libretto tra le mani mentre mi chiudo nel mio mutismo. “Bene, arrivederci” dice cantando quasi. Esco dalla stanza e mi viene un groppo in gola. A cose fatte non credevo ci sarei stata male. Incrocio altri ragazzi che hanno avuto la mia stessa sorte. “È la quarta volta che lo provo, non so più come fare per passarlo”, mi dice uno. “Io ho la tesi pronta, sto aspettando di passare solo questo esame, è un incubo” dice un altro. Gli studenti lì intorno annuiscono, sono già stati rimandati diverse volte. A questa sessione sono passati in 2 su 18. La media è terribile. Torno a casa sconsolata, mi aspetta ancora un mese di tirocinio e poi potrò studiare in santa pace.

A metà ottobre il tirocinio finisce, il giorno dopo mi aspetta un’altra operazione all’altro dente del giudizio, un’altra settimana di convalescenza. Adesso che ci sono, mi rendo conto che il tempo che mi è rimasto non è poi così tanto. A inizio novembre ci sarà di nuovo l’esame. Poco prima del mio compleanno, spero non me lo rovinerà! Inaspettatamente il professore acconsente alla richiesta di pochi studenti a cambiare la data dell’esame ad una settimana dopo quella prevista. Pochi giorni dopo il mio compleanno. Ora sicuramente sarà rovinato! I miei genitori insistono per festeggiare comunque con qualche regalo e una bella torta. “Che tu sia promossa o meno all’esame non è giusto rinunciare a festeggiare il tuo compleanno”. Mi pare giusto. Pochi giorni dopo mi trovo di nuovo davanti alla scrivania del professore. Tremo di paura, è l’ultima chance per laurearmi a dicembre, dopodiché dovrò aspettare di nuovo altri 2 mesi. Vorrei davvero finire tutto prima di dicembre, e regalarmi un Natale sgombro di pensieri e di ansia! Prima che io possa pensare a come potrebbero essere i prossimi mesi se riuscissi a lasciarmi tutto alle spalle, il professore mi fa una domanda e le mie paure prendono forma. “Peccato”, riesco solo a pensare. Scena muta finché non decide che ne ha abbastanza e mi silura nel giro di 2 minuti. È finita, penso. Passo una settimana di inferno, piango, mi dispero. Non lo passerò mai più. Non mi è mai capitato in tutta la carriera universitaria di ridare un esame per più di una volta, adesso che questa regola è stata tradita chissà quante volte mi toccherà ridare questo esame prima di passarlo.

Dicembre è iniziato e io sono in agitazione. Se non dovessi farcela neanche stavolta so che avrò solo un’altra occasione per potermi laureare a febbraio. Sono entrata in un meccanismo di incertezza, chissà tra quanto riuscirò a finire di questo passo. Lo sconforto mi accompagna per tutto il mese dopo l’ultima volta che ho provato a dare l’esame. Passo le sere a studiare davanti al camino, con tanta tristezza e poca fiducia ormai. Ma ci siamo, e devo tirare avanti, devo stringere i denti, tanto nel bene o nel male tutto finirà comunque presto.

In questo giorno di metà dicembre fa freddo e io mi ritrovo di nuovo a torcermi le dita dal banco di un’aula che puzza di sudore e paura. Prima di me sono state passate 3 persone, due dei quali con 26 e una col 18, ma le domande erano difficili e loro sono stati bravi. Il resto dei ragazzi ha fatto scena muta. Sono le 11 e mi gira la testa. Mi siedo davanti alla cattedra, sono pronta alla battaglia! La prima domanda piomba su di me ma io non ho più paura. Inizio a parlare disinvolta, spigliata, non lo faccio parlare, non mi fermo. Non permetterò che prenda il controllo, non gli lascerò la soddisfazione di umiliarmi come le altre volte. Questa volta si gioca ad armi pari e gli dimostrerò che merito rispetto da parte sua. È soddisfatto, così arriva la seconda domanda. Metà dell’opera è compiuta, mi manca tanto così per arrivare a quello che voglio. Forse ho una possibilità. La domanda la so, l’ho studiata, ci ho messo un pomeriggio intero per capire l’argomento e ne è valsa la pena. La mia spiegazione non si interrompe mai, il coraggio che sento dentro si espande oltre confini inimmaginabili. Mi prende in contropiede con una domanda, ci ragiono qualche secondo, ma non farò scena muta, non questa volta. Rispondo, sicura di me, e riprendo da dove ero rimasta con la mia spiegazione, togliendogli la soddisfazione di avermi messa in difficoltà. Parlo per altri pochi secondi quando mi interrompe. “Va bene, va bene, basta così”. Adesso sorride e so che forse, FORSE, è davvero la fine. Scrive qualcosa su un foglio e lo cerchia. “Le sta bene questo voto?”. Guardo. 27. Mi tremano le gambe ma la voce non mi tradisce. “Assolutamente” dico con il sorriso di chi vanta la sicurezza di ciò che si merita, niente più niente meno. Mentre invece dentro di me il tripudio di gioia mi sta facendo solleticare il cuore. Mentre lui sorride e apre il libretto mi dice “Vedo che questo voto è una certa costante nella sua carriera”. “Meno male!” rispondo io. Gli offro la mia mano in segno di rispetto e saluto, “in bocca al lupo per tutto” mi dice. Mi sento bene e mentre mi alzo e senza pensare ad altro urlo dentro di me: “Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa!”.

È finita così, con un pianto liberatorio in cortile mentre ero al telefono con mia mamma, che pensava mi avesse bocciato per via della mia voce rotta. Ha pianto anche lei con me, poco dopo, quando ci siamo incontrate fuori dall’università dove mi aspettava. È stato un momento emozionante, bellissimo. Devastante anche. Non è facile, dopo 8 anni, abituarsi a non avere più l’ansia di un esame da studiare, di passare o non passare. Non è facile abbandonare la routine di sconforto e tristezza che assale nel passare le vacanze in casa o con i libri. Ma anche se tutto questo non scompare con un colpo di spugna, sicuramente adesso la mia testa viaggia libera versi lidi nascosti che finora ha osato solo immaginare.

Il giorno dopo del mio ultimo esame mi sono ammalata, il mio corpo ha lasciato andare tutto il malessere che ha trattenuto fino al giorno prima dell’esame, dove già stava arrancando con un po’ di mal di gola e dolori influenzali. L’adrenalina e un antinfiammatorio non mi hanno permesso di rilassarmi finché non ero sicura che il peggio era passato. Oggi è il 23 dicembre, e fino a ieri sera ho avuto la febbre a 38. Avrei sperato di passarlo diversamente questo Natale, ma vi dico la verità: che io lo passi da malata o no, sicuramente lo passerò da persona che ha finito gli esami e che finalmente a febbraio si laureerà! E non c’è niente che mi importi davvero se non questo! Quindi viva me e la mia ritrovata felicità, anche dopo così tanto tempo che si era assopita sotto un ammasso di libri e di difficoltà.

Con il racconto della mia avventura/disavventura colgo l’occasione per augurarvi vacanze bellissime. Che possiate passarle con i vostri affetti e facendo le vostre cose preferite. Vi auguro tanta felicità, perché è ciò che ognuno si merita dopo una lunga battaglia, di qualsiasi genere. Vi auguro un Natale gioioso e spensierato, e se così non sarà vi auguro di trarre il meglio da ogni situazione, per non arrendervi a cercare quello che ci sembra di non trovare mai, ma che in fondo basta accettare dentro di noi. Un augurio a noi, anime perse che non abbiamo amato abbastanza noi stessi un po’ prima. Non è mai troppo tardi per essere felici.

Infine grazie a chiunque legga questo pezzo di vita quotidiana che fa parte di me, per la vostra presenza e la vostra attività nel mio blog. Siete anche voi la mia famiglia da qualche anno, e vi voglio bene!

Vi abbraccio fortissimo!

The Hidden Girl

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